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Pubblicato il 31 Gennaio 2012

SCENE DA UN MATRIMONIO NEL PRESTIGIOSO TEATRO INDIA DI ROMA

 

Arriva a Roma, nel prestigioso Teatro India, dal 1 al 12 febbraio 2012, la prima grande produzione post-terremoto del Teatro Stabile d’Abruzzo. Scene da un matrimonio di Ingmar Bergman è una successione di dieci quadri che tracciano un paesaggio di macerie, quelle di un matrimonio, che il regista Alessandro D’Alatri ha reinventato ed attualizzato.
"Scene da un matrimonio" è un testo divenuto icona internazionale intorno alle complessità delle relazioni uomo donna, in particolare di quelle matrimoniali. Propone un linguaggio "cinematografico" e, per finire, è assente dalle scene italiane da molto tempo". Il film, del 1973, racconta come per Marianne e Johan, apparentemente coppia ideale, crollino le illusioni sulle quali si fonda la loro relazione alla rivelazione di un tradimento. Partendo dal tema della delusione e della perdita delle proprie sicurezze, Alessandro D’Alatri rilegge l’opera in chiave contemporanea contestualizzandola alla cultura mediterranea di oggi. Il regista ha modificato la professione di Johan per dare alla situazione una valenza più attuale e vicina all’universo italiano e ha puntato ad un allestimento sobrio che lasciasse spazio all’espressione degli stati emotivi colorando le scene con intermezzi musicali affidati alla chitarra di Franco Mussida, co-fondatore della Premiata Forneria Marconi e al suo debutto come autore di brani per il teatro.
I due protagonisti, Daniele Pecci e Federica Di Martino, interpretano una coppia più giovane dell’originale ma restano nell’universo di appartenenza, una media borghesia colta e progressista, imprigionata nella propria ideologia "politically correct: "Un altro elemento interessante", aggiunge D’Alatri. "Lo sforzo e l’autocontrollo, entrambe dolorosi, che i due sono costretti a mettere in campo nel cercare di essere civili nella crisi. Un testo dove non si urla, ma dove si cerca di trovare un equilibrio davanti all’ineluttabilità del danno". Un passo a due che stempera l’originale rigore nordico nelle più morbide movenze della commedia all’italiana, colorando il testo di ironia e tenerezza.