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Pubblicato il 29 Dicembre 2010

SCENE DA UN MATRIMONIO IN PROVA A L'AQUILA

Proseguono nella cornice del Ridotto del Teatro Comunale di L’Aquila le prove della nuova produzione del Teatro Stabile d’Abruzzo "Scene da un matrimonio" di Ingmar Bergman, adattamento e regia di Alessandro d’Alatri, con Daniele Pecci, indimenticabile interprete di "Orgoglio" e coprotagonista dell’ultimo film di Ferzan Ozpetek "Mine Vaganti", e Federica Di Martino, Premio ETI nel 2006.
Nell’unica piccola sala risparmiata dal sisma del 6 aprile 2009, continua incessante, tra palpabile entusiasmo e passione, il lavoro di attori e tecnici per la prima grande produzione post terremoto del Teatro Stabile d’Abruzzo che debutterà in Prima Nazionale a L’Aquila il 13 gennaio 2011, alle ore 21.00.
Un cast perfetto, davanti e dietro le quinte: da Matteo Soltanto che ha realizzato una candida e suggestiva scenografia che ammalierà il pubblico alla preziosa collaborazione di Franco Mussida, compositore e fondatore della P.F.M. Premiata Forneria Marconi, per le musiche da intendere non come semplice sottofondo ma parte integrante, da protagonista, per la perfetta riuscita dello spettacolo.
Una piéce che mancava da tempo sulle tavole del palcoscenico ma che sorprenderà per attualità e per la chiave di lettura che il regista Alessandro D’Alatri è riuscito a trovare per questo classico della cinematografia.
"L’idea di "riproporre" sulla scena un progetto come "Scene di vita coniugale"- racconta il regista D’Alatri – è estremamente stimolante. Lo è per una molteplicità di aspetti. Comincerei dal fatto che è un testo divenuto icona internazionale intorno alle complessità delle relazioni uomo donna, e in particolare di quelle matrimoniali.Un altro aspetto è che propone un linguaggio "cinematografico" già dal titolo del capolavoro realizzato poi da Bergman: SCENE DA UN MATRIMONIO. Viene già voglia di proseguire quell’indicazione con il linguaggio tipico della sceneggiatura da cinema tipo: int. sera, ecc… E’ un testo che invita ad una proposta nei confronti del pubblico attraverso una rilettura dei comportamenti in chiave contemporanea e contestualizzata alla nostra cultura. Molti giovani non conoscono l’opera, e forse nemmeno il film, ma sono sicuramente un target estremamente sensibile alla tematica. Parlo di giovani ma non solo.
Il perno centrale dell’opera sta nel rapporto tra un uomo e una donna e lascia immaginare un’interpretazione magistrale tra due attori che si confrontino sul quotidiano della convivenza. Il fatto che i due appartengano ad una fascia d’età in bilico tra la gioventù e la piena maturità rende l’allestimento ancor più interessante. Daniele Pecci e Federica Di Martino sono un cast perfetto.
Punto ad un testo che contempli un "passo a due". E questo già sarebbe un percorso "differente" dal testo originale. Però non vorrei perdermi gli effetti e le suggestioni che il mondo esterno produce su quella coppia. In questo caso poi, vista la disponibilità dei due talenti, si rifletterà su comportamenti e routine di una coppia più giovane dell’originale.
L’altro elemento di novità d’approccio, sarà quello di contestualizzare la storia nell’Italia contemporanea. Una delle cose che più mi ha colpito nella rilettura del testo è il fatto che la protagonista femminile si occupa di separazioni (lavora presso uno studio legale). Questo è un elemento molto interessante per lo sviluppo delle testimonianze "esterne" che possono affacciarsi sul quotidiano della coppia: esattamente come proponeva Bergman.
Da qui vorrei quindi modificare la professione del protagonista maschile: un professore universitario non ha più le stesse valenze di quando è stata scritta e proposta al pubblico l’opera… Cercherò un lavoro che consenta tutti gli snodi a servizio del personaggio ma con la modernità dell’oggi: che so? Uno che si occupa di ricerca nel settore delle energie alternative? Sarà comunque un lavoro che obbliga il personaggio a rapide e frequenti assenze.
Diventa evidente che, nonostante i cambiamenti, i due personaggi restano in quel medesimo limbo sociale descritto da Bergman: una media borghesia, colta e progressista, che resta imprigionata nella propria ideologia "politically correct"… Questo è un altro elemento che trovo estremamente interessante. Tutto lo sforzo e l’autocontrollo, entrambe dolorosi, che i due sono costretti a mettere in campo nel cercare di essere "civili" nella crisi.
Un testo dove non ci sono urla e grida tipiche di quel tipo di situazioni, ma dove al contrario si cerca di trovare un equilibrio davanti all’ineluttabilità del danno…In tutto questo diventa evidente l’aspetto ironico, già suggerito dal testo, ma che riportato tra i nostri comportamenti "mediterranei" si va a modellare ancor di più sui due personaggi. Su quello femminile nella paura non del tradimento in sé per sé, ma del subirlo davanti ad una "competitor" più giovane; in quello maschile sulla propria inadeguatezza a gestirlo con una nuova partner con i bisogni e i comportamenti di una generazione diversa…".