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Pubblicato il 04 Marzo 2004

LA PULCE NELL’ORECCHIO IN SCENA A L’AQUILA

Giovedì 4 marzo ore 21,00 turno A
Venerdì 5 marzo ore 21,00 turno B
Sabato 6 marzo ore 16,30 turno C
Domenica 7 marzo ore 16,30 turno D

TEATRO STABILE DI BOLZANO – TEATRO DI SARDEGNA
LA PULCE NELL’ORECCHIO
di Georges Feydeau
regia Marco Bernardi
con Paolo Bonacelli, Patrizia Milani, Carlo Simoni

E con Alvise Battain, Carla Castelli, Gianna Coletti, Stefania Gerbaudi, Maurizio Ranieri, Cesare Saliu, Libero Sansavini, Cristina Scagliotti, Roberto Tesconi, Luigi Tontoranelli, Riccardo Zini.

Va in scena a L’Aquila un classico del teatro comico di tutti i tempi:"La pulce nell’orecchio" .Uno spettacolo dall’ impianto a dir poco esemplare con la sua trama di sospetti, gelosie coniugali e di pruriti extraconiugali. In mezzo ci sono i protagonisti che si muovono con ritmi forsennati tra equivoci e sensi di colpa. In questa commedia, come fa notare il regista Marco Bernardi, si trovano concentrati tutti gli elementi fondamentali del teatro di Feydeau: ci sono la solidità ed il rigore dellintreccio necessari alla struttura del vaudeville, la logica demenziale che costringe i personaggi come marionette impazzite in situazioni sempre più complicate dagli esiti esilaranti e poi ancora i dialoghi con battute da antologia e continui giochi di parole. Ma c’è anche, per la prima e unica volta nel suo repertorio, l’uso e la rielaborazione di uno dei più efficaci archetipi del teatro comico: il tema del doppio o, se si vuole, del sosia. L’idea gli era venuta dopo aver visto e ammirato nel 1905 in un teatro parigino uno spettacolo del grande Fregoli: La pulce nell’orecchio combina infatti le perfette ed inesorabili strutture del vaudeville, che Feydeau contribuì ad elevare a genere nobile affrancandolo dall’ipoteca della volgarità, con la possibilità di raddoppiare le occasioni degli equivoci attraverso l’ultilizzazione dell’espediente dei due personaggi interpretati dallo stesso attore con rocamboleschi cambi di costume.
Ma dietro al divertimento si nasconde in agguato lo sguardo feroce su una borghesia vuota, ottusa e vanitosa, priva d’ideali e di valori, che corre sfrenata di qua e di là senza sapere il perché. Sembra quasi che l’autore voglia mettere in scena uno specchio capace di rinfrangere gli spettatori ai quali sono destinate le sue commedie, come per smascherare l’insensatezza della loro (e nostra) vita di formiche impazzite.