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IL TEATRO STABILE D’ABRUZZO IN ARGENTINA CON LO SPETTACOLO “STÉFANO”

Presentata a L’Aquila la nuova produzione del Teatro Stabile d’Abruzzo in collaborazione con il Teatro del Sangro e il Teatro Abeliano di Bari che debutterà a dicembre in Argentina “Stéfano”, un testo classico del teatro argentino, un grottesco scritto nel 1928 da Armando Discepolo, che per la prima volta è stato tradotto e messo in scena da una compagnia italiana.

Hanno partecipato alla conferenza stampa il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il sindaco Pierluigi Biondi, il vice presidente del TSA Carlo Dante e il regista e attore Stefano Angelucci Marino.

Il Progetto “Stéfano” nasce dall’esperienza teatrale vissuta in Sud America (Argentina, Uruguay e Paraguay) dal 2014 a tutt’oggi dagli attori e registi Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini grazie a quattro produzioni (“Tanos” 2016, “Arturo lo chef” 2018, “Hermanos” 2019 e “Familia Paone” 2022) realizzate con il Teatro Stabile d’Abruzzo. I due artisti, dopo essere entrati in contatto diretto con la prima, seconda, terza e quarta generazione dei migranti italiani e abruzzesi, sentono ora il bisogno di affrontare la grande drammaturgia argentina di origine italiana.
“Stéfano” di Armando Discepolo ha la regia di Stefano Angelucci Marino, in scena Vito Signorile, Tina Tempesta, Rossella Gesini, Paolo Del Peschio e lo stesso Angelucci Marino, le maschere sono state realizzate da BRAT Teatro di Udine, la scenografia a cura di Tibò Gilbert e i costumi di Luisa Nicolucci. Il protagonista è un musicista diplomato al Conservatorio di Napoli che arriva in Argentina, come tanti immigrati italiani, con la speranza di “trovare l’America”. Il suo desiderio è diventare un musicista famoso, scrivere una grande opera e far piovere sterline, ma niente di tutto ciò accade. Le esigenze di una difficile sopravvivenza e i propri limiti come autore fanno tacere la sua canzone. La ricerca dell’ideale, la vocazione artistica e i conflitti familiari sono alcuni dei temi che, tra il tragico e il comico, sono crudamente esposti in quest’opera punto di riferimento del grottesco criollo. È la storia di un fallimento, personale e collettivo. Il fallimento di una politica liberale, di immigrati venuti sperando di trovare fortuna, e di famiglie che, composte da generazioni diverse, sono andate a sbattere contro la dura realtà argentina. Tutto questo in una Buenos Aires di inizio Novecento, e in un mondo in continua evoluzione.
Gli attori utilizzano otto maschere antropomorfe che permettono la trasfigurazione. Un particolare codice espressivo nato dalle suggestioni create dai murales e dai “bamboloni” della Boca, il celebre barrio porteño contraddistinto da una forte impronta italiana. Dialoghi semplici, diretti e scarni, sono gli elementi formali scelti per raccontare una storia di italiani senza Patria.
Questa la trama: un immigrato italiano di nome Stéfano, musicista di professione, sogna di avere successo con la scrittura di un’opera musicale in Argentina e convince gli anziani genitori a seguirlo in Sud America in questa avventura, promettendo un futuro migliore. Si sposa con Margherita, mettono al mondo tre figli. Gli anni passano. L’equilibrio di quel progetto si misura non solo nel cuore del protagonista ma anche in chi lo ha accompagnato e chi gli è succeduto nella vita: i suoi figli e il suo allievo-discepolo.
Da un lato, la loro prole. Radamés, il matto, che paradossalmente prende il nome dal personaggio dell’eroe dell’opera Aida, di Puccini. Lungi dallo splendere, questo ragazzone ricorda a Stéfano solo l’ombra del suo fallimento. Lo stesso di Ñeca, che sembra essere l’eco delle sue lacrime nascoste, o di Esteban, che nel suo sforzo di essere poeta ricorda e imita, allo stesso tempo, l’illusione infranta di Stéfano. Pastore, suo discepolo, incarna invece la voce di chi ha la dolorosa missione di aprire gli occhi al maestro, che ha perso il posto nell’orchestra e con lui il posto come sostegno della casa e, simbolicamente, quello dei suoi desideri più profondi.

Armando Discepolo. Nato a Buenos Aires, il 18 settembre del 1887 e morto nella stessa capitale l’8 gennaio del 1971, fu un regista teatrale e drammaturgo argentino, creatore del grotesco criollo e autore di varie opere classiche del teatro argentino come Stéfano, Mustafá, El organito e Babilonia, tra le altre. Era fratello del poeta e compositore di tanghi Enrique Santos Discepolo. Figlio di un immigrante italiano oriundo di Napoli, Santo Discepolo, che divenne direttore d’orchestra, e di Luisa De Lucchi, argentina di origine genovese, a soli 23 anni vide andare in scena una sua opera, Entre el hierro (Tra il ferro), con una delle compagnie teatrali più famose d’Argentina, quella di José Podestá. Il successo fu immediato e da quel momento il talento di Discepolo produsse opere a getto continuo. Discepolo fu un autore radicato nell’estetica realista, molto popolare ma mai commerciale. I suoi primi scritti teatrali furono sainete, brevi componimenti drammatici spagnoli, spesso giocosi, in un solo atto, ma man mano che le tematiche trattate si approfondivano, appare il grottesco, che non è semplicemente il comico.

CALENDARIO SPETTACOLI
2 e 3 dicembre BUENOS AIRES/ TEATRO ANDAMIO ’90 (Argentina)
5 e 6 dicembre MAR DEL PLATA/ TEATRO ARTURO JAUREYCHE (Argentina)
8 e 9 dicembre ROSARIO/ TEATRO EMPLEADOS DE COMERCIO (Argentina)