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Pubblicato il 30 Marzo 2008

IL TARTUFO DI MOLIERE PER LA STAGIONE TEATRALE AQUILANA

TSA Comune di L’Aquila ATAM
Stagione Teatrale Aquilana 2007/2008
TEATRO COMUNALE DI L’AQUILA

Giovedì 3 aprile ore 21,00 turno A
Venerdì 4 aprile ore 21,00 turno B
Sabato 5 aprile ore 16,30 turno C
Domenica 6 aprile ore 16,30 turno D

Teatro Stabile delle Marche – Mercadante Stabile di Napoli
TARTUFO
di Molière
traduzione di Cesare Garboli
regia Carlo Cecchi
scena Francesco Calcagnini
costumi Sandra Cardini
musica Michele dall’Ongaro

con Valerio Binasco, Carlo Cecchi, Angelica Ippolito, Licia Maglietta, Elia Schilton, Antonia Truppo
e con Vito Di Bella, Viola Graziosi, Francesco Ferrieri, Rino Marino, Diego Sepe, Francesca Leone

La stagione teatrale aquilana 2007/2008, organizzata dal Teatro Stabile d’Abruzzo e dall’ATAM, chiude con uno spettacolo di assoluto prestigio: “Tartufo”, regia di Carlo Cecchi, con Valerio Binasco, Carlo Cecchi, Angelica Ippolito, Licia Maglietta, Elia Schilton, Antonia Truppo e con Vito Di Bella, Francesco Ferrieri, Viola Graziosi, Francesca Leone, Rino Marino, Diego Sepe.
Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile delle Marche e dal Mercadante Teatro stabile di Napoli, con la collaborazione di Amat e Comune di Urbino, è in scena presso il Teatro Comunale di l’Aquila da giovedì 3 aprile, ore 21,00 fino a domenica 6.

“Spesso – ci racconta Carlo Cecchi, regista ed interprete di Orgone – mi domandano perché ritorno così volentieri a Molière. Come Shakespeare, Molière ha scritto per gli attori, e io sono un attore che lavora con altri attori. Una commedia di Molière si rivela in scena, grazie agli attori. Le sue battute sono battute per un copione, non per un libro.
Cosa c’è di più emozionante e di più esaltante per un attore che accogliere quel dono che, alcuni secoli fa, due attori lasciarono a coloro che sarebbero venuti; ossia il dono di alcune pièces e di alcuni personaggi che gli attori futuri avrebbero potuto rendere presenti sulla scena?
Ma tutto rimarrebbe lettera morta se, nel tempo, non nascessero grandi attori e grandi traduttori.
Per nostra fortuna – e mia in particolare – è successo, nell’ultimo trentennio del secolo scorso, che il genio di un grande critico affondasse le sue radici in una vocazione teatrale fortissima; che una lettura critica di straordinaria intelligenza e originalità, fosse accompagnata dal talento mimetico di un grande attore: così abbiamo le traduzioni di Cesare Garboli.
Le note di regia sono un’ enorme seccatura: uno spettacolo parla, se parla, da sé; non ha bisogno delle spiegazioni del “regista”.

Chi è Tartufo lo decidano gli spettatori. Noi, così com’ è implicito nella traduzione di Garboli, oltre che nei suoi numerosissimi scritti su Tartufo, abbiamo cercato di mantenere, alla commedia e al personaggio, la loro sostanziale ambiguità; superando il cliché dell’ipocrisia e vedendo il personaggio di Tartufo anche “in positivo”: un servo che usa l’intelligenza e gli strumenti della politica per fare carriera e diventare, da servo, padrone.
Ma tutto questo, e le risonanze contemporanee che la commedia e il personaggio possono produrre, è solo attraverso il teatro che lo si può cogliere. Figuriamoci poi in una commedia come Tartufo, dove il teatro è talmente importante da diventarne, forse, il tema principale”.

Si replica Venerdì 4 aprile ore 21,00, Sabato 5 aprile ore 16,30, Domenica 6 aprile ore 16,30.