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Pubblicato il 20 Dicembre 2011

IL POVERO PIERO IN SCENA NEL TEATRO COMUNALE DI ATRI

Un irrefrenabile sorriso per festeggiare insieme le Sante Feste è quello che propone il Teatro Stabile d’Abruzzo in collaborazione con il Teatro Minimo di Atri, mettendo in scena presso il Teatro Comunale di Atri, il 22 e 23 dicembre, alle ore 21,15, con ingresso libero, una delle più divertenti e geniali commedie del Novecento italiano, "Il povero Piero" di Achille Campanile, regia di Francesco Anello, con Norma Di Felice, Olga Merlini, Gilda Antonelli, Nicole Giuliani, Annarita De Felicibus, Angelica Di Pancrazio, Veronica Petraccia e Giampiero Margiovanni.
Lo spettacolo nasce nell’ambito di "Progetto Abruzzo" che vede il TSA promotore ed incubatore delle più vitali iniziative culturali del nostro territorio: sul palcoscenico quindi un perfetto esempio della nuova attività dell’ente teatrale regionale in collaborazione con le amministrazioni provinciali.
"Impegnarsi nella cultura e nel Teatro per una promozione di qualità del nostro territorio e del capitale umano – spiega Massimo Vagnoni, consigliere provinciale di Teramo e consigliere di amministrazione del TSA – è quello che si prefigge questo progetto e andremo avanti in questo senso con il bisogno di sentire tutte le realtà culturali presenti. Inoltre, in questo momento di difficoltà che il nostro paese sta attraversando, il TSA ed il Teatro Minimo di Atri hanno voluto dare il loro piccolo contributo per regalare al pubblico un sorriso senza rinunciare a momenti di riflessione".
Scritto come romanzo nel 1959 e successivamente tradotto in forma scenica dallo stesso autore – che però non ha mai dato una forma definitiva alla commedia, lasciando anche innumerevoli varianti – Il povero Piero è un graffiante ritratto della società moderna, un’acuta osservazione dei vizi e delle piccole ipocrisie quotidiane in un carosello di personaggi ridicoli e spassosi, patetici e nevrotici, colti in un momento di alta ritualità.
"Dopo aver visionato alcune commedie brillanti di vari autori, – spiega il regista Francesco Anello- la nostra scelta è caduta su questo testo che con il suo carattere surreale e dissacrante si è rivelato particolarmente adatto ai nostri gusti umoristici.
Non solo: il tema trattato nella commedia ci è sembrato in un certo qual modo affine all’attuale momento storico culturale. Infatti, il lavoro di Campanile, che vuole essere innanzitutto una assurda parodia della morte, esorcizzata con continue situazioni comiche che, divertendo lo spettatore lo distrae e lo rende più accondiscendente verso quello che è considerato il vero dramma dell’uomo, schernisce d’altro canto l’incapacità dei vivi di adeguarsi, anche in momenti tanto crudeli, al senso di una vera tragedia. La vita, vista attraverso il filtro della morte, non è altro che un modesto teatrino di uomini improvvisati, con le quinte di cartapesta e i lumini colorati delle feste dove da un momento all’altro, in mezzo a tanto affannarsi, magari soltanto per un banale incidente, il sipario può calare per sempre.
Alla voce di Achille Campanile (chiedendogli anticipatamente perdono) noi abbiamo voluto aggiungere la nostra che, attraverso robuste potature e innesti, sovrapposizioni e manipolazioni quasi "genetiche" del testo che si spingono al limite dell’ermetico e dell’assurdo, in una escalation di farneticante comicità che arriva al parossismo, vuole esorcizzare una morte forse ancor più dolorosa di quella fisica: la morte culturale. Ci sono molti modi per far sentire la propria voce, per comunicare un disagio, per gridare: "Non ammazziamo la cultura, l’arte, il teatro, in una parola la vita ". Noi abbiamo scelto quella di una esilarante follia".