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Pubblicato il 09 Dicembre 2008

IL GIUOCO DELLE PARTI A L'AQUILA

TEATRO STABILE d’ABRUZZO ATAM ASSOCIAZIONE TEATRALE ABRUZZESE MOLISANA
COMUNE DI L’AQUILA

Stagione Teatrale Aquilana 2008/2009
TEATRO COMUNALE DI L’AQUILA
Giovedì 18 dicembre ore 21,00 turno A
Venerdì 19 dicembre ore 21,00 turno B
Sabato 20 dicembre ore 16,30 turno C
Domenica 21 dicembre ore 16,30 turno D
Teatro Stabile di Calabria
IL GIUOCO DELLE PARTI
di Luigi Pirandello
progetto e drammaturgia di Egisto Marcucci
regia di Elisabetta Courir
scene di Graziano Gregori
costumi di Carla Teti
musiche di Matteo D’Amico
con Geppy Gleijeses, Marianella Bargilli, Luciano Virgilio
e con Massimo Cimaglia, Antonio Ferrante, Franco Ravera, Ferruccio Ferrante, Antonella Familiari

Gli auguri di Natale si scambiano nel Teatro Comunale di L’Aquila dove il Teatro stabile d’Abruzzo presenta lo splendido spettacolo IL GIUOCO DELLE PARTI di Luigi Pirandello con Geppy Gleijeses, Marianella Bargilli, Luciano Virgilio e con Massimo Cimaglia, Antonio Ferrante, Franco Ravera, Ferruccio Ferrante, Antonella Familiari, per la regia di Elisabetta Courir.
Il debutto sarà Giovedì 18 dicembre alle ore 21,00, per poi replicare Venerdì 19 dicembre alle ore 21,00, Sabato 20 dicembre alle ore 16,30 e Domenica 21 dicembre alle ore 16,30.
I personaggi di questa commedia, scritta nel 1918 e tratta dalla novella “Quando si è capito il giuoco” del 1915, vivono disperatamente imprigionati sotto un cumulo di parole, di spiegazioni, di arredi e di cianfrusaglie ingombranti ma è sufficiente liberarsi di questa impalcatura superficiale per scoprire quanto il testo sia realmente fantastico e ancora oggi non abbia perso niente della sua esplosiva vitalità e comica ironia.
Il giuoco delle parti, inserendosi tra la stesura di opere come Così è, se vi pare e I giganti della montagna attraverso le quali l’autore fa saltare definitivamente i resti del teatro borghese, appartiene a quella fase pirandelliana dove il processo di deformazione e di scomposizione imposto ai personaggi, dà il punto d’avvio all’interpretazione di una vicenda non di rado paradossale e conserva intatta l’intenzione di farci sentire l’assurdità che corre sotto i diluvi di parole sprecate o l’imbarazzo di situazioni che rispecchiano un ordine sociale in dissonante contrasto tra serio e assurdo, nonché i terrificanti silenzi ed il vuoto delle convenzioni. Avvinti e sfigurati dallo stesso senso di imprigionamento folle, marito e moglie, separati ormai da tre anni, vivono lontani ma costretti dalle loro stesse spietate regole, a vedersi ogni giorno. Al di là dell’apparente tenerezza raziocinata dal rigore maniacale del protagonista Leone Gala, interpretato da Geppy Gleijeses, intravediamo uno scetticismo distaccato in cui si rivela a poco a poco lo spettro di una disperazione solo apparente nella cui tela di ragno c’è un risvolto sinistro, quasi satanico, sul filo di una ambiguità nera, sfuggente.
Dietro alla doppiezza di una scrittura drammatica e nel contempo comica, c’è la consapevolezza di essere isolati in un mondo senza amore, senza via di uscita, senza liberazione, con la continua constatazione della risibilità dei comportamenti e della condizione umana nella commiserazione di una vita perduta e comicamente tradita. La vera crudeltà non è lo scioglimento dell’enigma, ma il porre con chiarezza l’enigma stesso che tale deve restare.
Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Stabile di Calabria e si avvale della drammaturgia di Egisto Marcucci.

TSA