TARTUFO

TSA     Comune di L’Aquila         ATAM<br />Stagione Teatrale Aquilana 2007/2008    <br />TEATRO COMUNALE  DI L’AQUILA<br /><br /><br />Giovedì  3 aprile ore 21,00 turno A<br />Venerdì 4  aprile ore 21,00 turno B<br />Sabato 5 aprile ore 16,30 turno C<br />Domenica 6  aprile  ore 16,30 turno D<br /><br />Teatro Stabile delle Marche – Mercadante Stabile di Napoli<br />TARTUFO<br />di Molière<br />traduzione di Cesare Garboli<br />regia Carlo Cecchi<br />scena Francesco Calcagnini<br />costumi Sandra Cardini<br />musica Michele dall’Ongaro<br /><br />con Valerio Binasco, Carlo Cecchi, Angelica Ippolito, Licia Maglietta, Elia Schilton, Antonia Truppo<br />e con  Vito Di Bella, Viola Graziosi, Francesco Ferrieri, Rino Marino, Diego Sepe, Francesca Leone<br /><br />NOTA DI REGIA<br /><br />Chi è Tartufo? Un impostore o un eroe? Un’immagine del profondo, o un piccolo arrampicatore sociale, arrivato senza scarpe nella famiglia che lo ospita? Un bersaglio satirico o il giustiziere di una finzione che si ripete all’infinito, e che Molière coglie in un punto qualunque della sua infinita ripetizione, in quel lampo che è appunto l’intreccio del Tartuffe? Simile al bagliore di una certezza improvvisamente negativa, che rischiari di luce vitrea il buio castello di menzogne nel quale viviamo, questo lampo è insieme di rivelazione e disperazione. Dalla commedia delle finzioni, ci avverte Tartufo, non si può uscire. Protagonista del nostro posticcio universo di frodi, egli stesso si dichiara e ci appare come la finzione delle finzioni, l’ultimo inarrivabile enigma. […]Spesso mi domandano perché ritorno così volentieri a Molière. Come Shakespeare, Molière ha scritto per gli attori, e io sono un attore che lavora con altri attori. Una commedia di Molière si rivela in scena, grazie agli attori. Le sue battute sono battute per un copione, non per un libro.Cosa c’è di più emozionante e di più esaltante per un attore che accogliere quel dono che, alcuni secoli fa, due attori lasciarono a coloro che sarebbero venuti; ossia il dono di alcune pièces e di alcuni personaggi che gli attori futuri avrebbero potuto rendere presenti sulla scena?Ma tutto rimarrebbe lettera morta se, nel tempo, non nascessero grandi attori e grandi traduttori. Per nostra fortuna – e mia in particolare – è successo, nell’ultimo trentennio del secolo scorso, che il genio di un grande critico affondasse le sue radici in una vocazione teatrale fortissima; che una lettura critica di straordinaria intelligenza e originalità, fosse accompagnata dal talento mimetico di un grande attore: così abbiamo le traduzioni di Cesare Garboli. Le note di regia sono un’ enorme seccatura: uno spettacolo parla, se parla, da sé; non ha bisogno delle spiegazioni del “regista”.Chi è Tartufo lo decidano gli spettatori. Noi, così com’ è implicito nella traduzione di Garboli, oltre che nei suoi numerosissimi scritti su Tartufo, abbiamo cercato di mantenere, alla commedia e al personaggio, la loro sostanziale ambiguità; superando il cliché dell’ipocrisia e vedendo il personaggio di Tartufo anche “in positivo”: un servo che usa l’intelligenza e gli strumenti della politica per fare carriera e diventare, da servo, padrone.Ma tutto questo, e le risonanze contemporanee che la commedia e il personaggio possono produrre, è solo attraverso il teatro che lo si può cogliere. Figuriamoci poi in una commedia come Tartufo, dove il teatro è talmente importante da diventarne, forse, il tema principale.<br /><br />Carlo Cecchi   

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