SENSO

AUDITORIUM GUARDIA DI FINANZA
Venerdì 20 gennaio ore 21.00 turni A e B
SENSO
"Avevo sposato il mare…avevo bisogno…di amare"
Da Camillo Boito
progetto e drammaturgia Giacomo Bottino
musiche Grieg, Puccini, Wagner, Granados, Strauss, Godowsky, Scrjabin, Albéniz, Chopin, Schumann, Liszt
con Monica Guerritore
al pianoforte Antonio Ballista

produzione PARMACONCERTI / LA TERZA ISOLA

Considerato tra i racconti più intensi e suggestivi dell’Ottocento italiano, Senso, edito nel 1883, deve la sua notorietà al mitico film di Luchino Visconti del 1954.
Per come venne concepito e scritto – un monologo ad alta temperatura drammatica e con risvolti ed effetti sorprendenti – sembra già di per sé destinato alla scena: una donna (la contessa Livia Serpieri) si confessa senza veli, con un autocompiacimento cinico e crudele, appena attenuato dall’espediente narrativo del diario o, per usare la definizione di Boito, dello "scartafaccio segreto". Ripercorre così la sua giovanile passione amorosa, totale e devastante, per un tenente austriaco (il bellissimo e vile Remigio Ruz) con un piglio da batticuore, una sincerità così esibita ed estrema da sconfinare talvolta nel masochismo.
Una rappresentazione moderna e spregiudicata della femminilità, che ha pochissimi paragoni nell’Italia letteraria di quel tempo.
Il Risorgimento sta sullo sfondo; in primo piano non vi sono le congiunture e gli ideali politici dell’epoca, ma i sentimenti disperati di un’anima inquieta, sconvolta da un amore fatale.
Tuttavia, il ritratto che ne vien fuori non è di una donna pre-dannunziana: non è una divoratrice di uomini, ma semmai una creatura sperduta nel labirinto psicologico dell’erotismo.
Di tutto questo magma emozionale si rese ben conto Visconti, che tuttavia immise questa tipica vicenda di amour fou in una trama quasi del tutto reinventata, dove l’epopea del grande affresco storico e il fascino irresistibile del melodramma ritornano protagonisti alla grande.
Eppure la novella di Boito ha il dono di un’originalità che, a più di un secolo dalla sua pubblicazione, si mantiene intatta, anche per il paesaggio in cui si svolge: fra Trento, Venezia e Verona, in pieno Impero asburgico, tanto da sembrare un scheggia di Mitteleuropa piantata nel cuore del romanticismo italiano.

 

La locandina

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