SAFARI
Regia di Anna Proclemer
Con Pier Luigi Misasi, Barbara Terrinoni

Cinque italiani in vacanza. Due coppie: Marco e Isabella, giovani trentenni -lui bello e tormentato, lei ossessionata da pratiche new-age e meditazioni trascendentali – e Giorgio e, più maturi – lei un ex-stella cinematografica, ancora bella e desiderosa di sedurre, lui un "commenda" ricco e poco incline a divertimenti vacanzieri. Con loro, una giovane donna, Anita, dall’aria apparentemente autonoma ed efficiente. Una vacanza iniziata all’insegna di aspettative da depliant pubblicitario delle agenzie turistiche: "Regalatevi un’avventura! visitate in jeep la savana africana!". Ma piuttosto che un viaggio avventuroso, ma tutto sommato comodo e sicuro, i nostri si ritrovano impantanati nel bei mezzo della savana, abbandonati dal loro conducente che si è dileguato in cerca di soccorsi, e circondati dalle bestie feroci, non più oggetto di stupefatta ammirazione dal riparo della jeep, ma pericolo reale e tangibile. Mentre cala la notte, e sempre più incerta appare la conclusione, i nostri non smettono di chiacchierare, di scherzare, di comportarsi come se si trovassero all’interno di un salotto borghese. Nel corso di questa interminabile giornata, dal finale "aperto", le coppie si scompaginano e si ricreano in modi inaspettati, e i segreti di ognuno vengono impietosamente alla luce. Questa in sintesi la trama di Safari, di Antonia Brancati. Il testo utilizza tutte le strutture tipiche della commedia – battute e situazioni fulminanti, continui piccoli colpi di scena – per creare una sottile e profonda trama di relazioni tra i personaggi. Lentamente, man mano che la consapevolezza della pericolosità della situazione si fa strada nelle coscienze, i personaggi calano la maschera e rivelano i loro sentimenti più autentici e le verità più nascoste. Il finale è volutamene lasciato aperto, non sappiamo cosa succederà ai cinque. Riusciranno a sopravvivere? O verranno divorati dal leone, il cui ruggito percepiamo in lontananza sul finale?
Il testo da voce e corpo a temi universali con una scrittura apparentemente leggera, utilizzando al meglio gli stilemi di un certo teatro di matrice anche anglosassone – Ayckboume, Frayne – e disegna personaggi del tutto verosimili nei loro risvolti psicologici. Dal punto di vista della messa in scena, appare chiaro che la savana è un po’ – senza voler eccedere in indagine psicologica- un luogo metaforico "altro" nel quale si mettono in gioco le relazioni tra gli esseri umani. Senza la protezione del "salotto borghese", de! Quale all’inizio i cinque riproducono in modo ossessivo le convenzioni e i tic, le persone si rivelano per quello che realmente sono, in tutta la loro fragilità e nudità. I cinque aspettano, aspettano che improbabili soccorritori arrivino a salvarti. La scansione del tempo che passa, data dal caldo asfissiante, dal sole torrido dell’inizio,e dal freddo della notte, scandisce anche l’interminabile attesa dei personaggi, beckettianamente quotidiani. Riempiono il tempo con gesti superflui e ridicoli, nell’attesa di un qualcosa che, man mano che scorrono le ore, diventa sempre più misterioso. Il contrasto tra azioni apparentemente futili, leggere, e la natura, sempre meno benigna e sempre più minacciosa e ostile; tra una conversazione apparentemente sciocca, e il reale pericolo che incombe, rende il senso di inquietudine che attraversa in sottofondo il testo. Un’inquietudine che non è solo dettato dalle circostanze, oggettivamente scabrose, nelle quali il gruppo si trova, ma che sta come metafora di una più ampia inquietudine del vivere, spesso occultata nel quotidiano da atteggiamenti superficiali e vacui.

TSA

La locandina

Regia
Anna Proclemer
Interpreti
Pier Luigi Misasi, Barbara Terrinoni

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