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OPERA COMIQUE

TSA   Comune di L’Aquila         ATAM<br />Stagione Teatrale Aquilana 2007/2008    <br />TEATRO COMUNALE  DI L’AQUILA<br /><br /><br />Giovedì 18 ottobre  ore 21,00 turno A<br />Venerdì 19 ottobre  ore 21,00 turno B<br />Sabato 20 ottobre  ore 16,30 turno C<br />Domenica 21  ottobre  ore 16,30 turno D<br /><br />Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia<br /><br />OPÉRA COMIQUE di Nicola Fano<br />da un’idea di Antonio Calenda<br />regia  Antonio Calenda<br />scene  Bruno Buonincontri<br />costumi Elena Mannini<br />musiche  Germano Mazzocchetti<br />luci  Nino Napoletano<br />con Tuccio Musumeci, Pippo Pattavina<br /><br />e con  Roberto Bencivenga, Francesco Benedetto, Rossana Bonafede, Stefano Galantee Stefano Bembi, Silvia Bossi, Massimo Di Stefano, Elisabetta Farris, Carlo Ferreri,Antonio Kozina,  Marika Marangon, Luciano Pasini, Mauro Utzeri<br /><br />Opéra Comique, novità assoluta di Nicola Fano, è uno spettacolo comico e musicale firmato dal regista Antonio Calenda, che lo ha concepito sulla scia di storici allestimenti da lui realizzati in passato, quali Cinecittà e ‘ Na sera ‘e maggio , che si sono rivelati assoluti, unanimi successi di pubblico e critica. Il plot è ambientato fra Napoli e Parigi, due sfondi di immensa suggestione e di palpitante vitalità: ed è proprio da Napoli – culla in cui trova le proprie radici tanta e preziosa cultura teatrale e musicale europea – che la vicenda prende avvio. Già nel titolo, il lavoro fa omaggio a due pilastri del grande patrimonio teatro italiano, l’opera lirica da un lato e la comicità popolare dall’altro. Tutto, attraverso il genio di Gioachino Rossini, il suo mito, la sua poesia e la sua musica. Nella creatività del compositore pesarese, infatti, si fondono appunto la secolare tradizione della comicità popolare e la “nuovissima” invenzione dell’opera lirica. Intense emozioni, dunque, dal riso al pianto, che portano alle più alte vette della creatività la convenzione teatrale del “recitar cantando”. Opéra Comique recupera ed esalta questa straordinaria stagione creativa con i mezzi tipici del teatro: la comicità, le passioni, il viaggio; sempre usando il canone musicale rossiniano e senza dimenticare la temperie sociale, artistica e politica della prima metà dell’Ottocento, uno dei periodi di maggiori trasformazioni, illusioni e utopie della storia moderna. La vicenda è ambientata negli anni Trenta dell’Ottocento: Rossini vive come un principe della cultura e dell’arte a Parigi, dopo aver abbandonato da anni l’attività creativa. Eppure in Europa si sparge la voce che il Maestro abbia composto una nuova opera e sia tuttavia restio a darla alle scene. A questo punto Domenico Barbaja, deus ex machina del teatro europeo dell’Ottocento, impresario del San Carlo di Napoli e della Scala di Milano – nonché scopritore di Rossini – decide di inviare a Parigi due suoi emissari, i buffi pasticcieri-musicisti siciliani interpretati da Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina , a cercare di recuperare l’opera inedita il cui allestimento in prima mondiale, al San Carlo, potrebbe rendere alla capitale partenopea l’antico splendore. I due siciliani partono alla volta di Parigi e qui vengono assunti in Casa Rossini in qualità di cuochi, entrando così in contatto con la grande cultura europea proprio … dalla cucina, luogo dove vivono e operano, nella speranza di recuperare la preziosa partitura. Ma il segretario personale di Rossini e l’amante di lui, una furbissima servetta , scoprono le vere intenzioni dei due sedicenti cuochi siciliani. Dopo averli circuiti e sedotti, i due francesi si dicono disposti a vendere agli italiani l’ultima e inedita fatica del Maestro. E a riprova dell’autenticità della partitura, decidono di allestirla là per là, appositamente per i due falsi cuochi, nelle cucine di Casa Rossini . Assistiamo così alla messinscena, allestita con strumenti rudimentali, della presunta nuova opera rossiniana.<br /><br />Tuccio e Pippo, ammirati dallo splendido spettacolo, pagano profumatamente il manoscritto e se ne ripartono felici per Napoli. Sopiti i festeggiamenti della servitù francese, nella cucina vuota e buia scende, come un voluminoso fantasma, proprio il grande Rossini : e nel silenzio totale, lo sentiamo canticchiare un’aria dall’opera che Tuccio e Pippo hanno appena acquistato. Ma, allora, era falsa oppure no?

La locandina

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