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LA BISBETICA DOMATA

TEATRO STABILE d’ABRUZZO COMUNE DI L’AQUILA
In collaborazione con ASSOCIAZIONE TEATRALE ABRUZZESE MOLISANA
Stagione Teatrale Aquilana 2010/2011

RIDOTTO DEL TEATRO COMUNALE
Sabato 11 dicembre ore 21,00 Turno A
Domenica 12 dicembre ore 17,30 Turno B

LA BISBETICA DOMATA
da William Shakespeare,
adattamento Armando Pugliese
regia Armando Pugliese
musiche Goran Bregovic
con Vanessa Gravina, Edoardo Siravo
e con Carlo Di Maio, Vito Facciolla, Daniele Gonciaruk, Elisabetta Alma, Emanuela Trovato, Marco Trebian, Marco Zingaro, Maurizio Tomaciello, Valentina D’Andrea
e la partecipazione di Giulio Farnese
produzione TEATRO STABILE d’ABRUZZO/INDIE OCCIDENTALI

"La bisbetica domata" è una festa di trame incrociate, scambi d’identità, manipolazioni linguistiche. In una Padova reinventata dall’autore, viene descritta la vigorosa conquista dell’irrequieta Caterina da parte del caparbio Petruccio, avventuriero veronese, che sposa e soggioga l’intrattabile Caterina di Padova, attirato soprattutto dalla sua dote.
Non tutti sanno però che il testo shakespeariano è contenuto in una cornice che rende i due protagonisti personaggi di una rappresentazione teatrale cui altri personaggi assistono in scena. Una commedia nella commedia, quindi. Precede il dramma un prologo in cui un calderaio, Cristoforo Sly, è raccolto ubriaco da un signore reduce da una partita di caccia, davanti ad un osteria in aperta campagna: Sly è portato al castello, e gli fanno la beffa di trattarlo al suo risveglio come se fosse un gentiluomo che dopo lungo tempo ha ripreso l’uso della ragione e lo fanno assistere a "La bisbetica domata".
La regia di Armando Pugliese individua tre mondi nell’universo della commedia. Nel prologo e nell’epilogo troviamo quello tardo-cinquecentesco della taverna, abitata dal calderaio e dai suoi compari e raccontato con realismo quasi caravaggesco. Il mondo della rappresentazione, invece, è proiettato in una sorta di futuro/immaginifico, che in realtà avrà i colori e i toni dei nostri anni sessanta. Mentre la casa di Petruccio, dove Caterina viene ‘educata’, diventa una sorta di ‘mondo dei trolls’, dove il ‘domatore’ comanda e governa i suoi servi ibseniani, per sottomettere la femmina ribelle.
"La bisbetica domata" è una commedia divisa in 5 atti scritti sia in versi che in prosa. Particolarmente incerta è la sua data di composizione, generalmente è ritenuta antecedente al 1594, ma non è escluso che sia successiva a quella data.
Lucenzio – giovane pisano – e Tranio – suo servo – discutono su quanto sia bella e dolce la figlia del mercante Battista Minola, Bianca, e di quanto sia invece rude, sgarbata e volgare sua sorella maggiore, Caterina (la bisbetica del titolo). Mentre Bianca è contesa tra i molti pretendenti che le fanno corte, la sorella Caterina non vanta nessun pretendente. In seguito, Battista Minola decide quindi di allontanare la figlia Bianca dalla società, fintanto che Caterina non si sarà sposata. Tuttavia Lucenzio, perdutamente innamorato di Bianca, cerca di escogitare qualche sotterfugio per poter avvicinare la sua amata. Pertanto si scambia d’abiti con Tranio, il suo servo, così da poter diventare tutore in letteratura di Bianca. Frattanto invece Gremio ed Ortensio, altri due pretendenti padovani, uniscono le loro forze per trovare un marito a Caterina. Quando giunge a Padova Petruccio, caro amico di Ortensio, in seguito alla morte del padre, in cerca di moglie, essi gli parlano riguardo Caterina, del suo brutto carattere, ma anche della sua ricca dote. D’altronde, poi, Caterina non era nemmeno così brutta come voleva invece lei figurare. Tuttavia Petruccio non esita un attimo, e decide immediatamente di volerla sposare, facendosi introdurre nella villa di Battista, tramite Ortensio. Benché apparentemente Caterina risulti sdegnata da questa sua volontà di sposarla, i due decidono di concordare la data del matrimonio. Quel giorno, però Petruccio arriva alla cerimonia vestito squallidamente, e in ritardo. Peraltro al conseguente banchetto se ne va, con grande rammarico di Caterina. Giunti a Verona, città di Petruccio, Caterina è costretta a condurre una vita molto modesta, piena di privazioni ed umiliazioni che poco a poco affievoliscono il suo carattere ostinato, che diviene sempre più accondiscendente. Frattanto Lucenzio centra il suo obiettivo, mentre Ortensio sposa una ricca vedova. L’opera si conclude con uno smascheramento generale. Riunitisi Ortensio, Petruccio e Lucenzio, decidono di sottoporre le mogli ad una prova d’obbedienza. Chiamandole, si presenta solo Caterina, alla quale verrà poi detto di recarsi da Bianca e dalla vedova così da rammentare i doveri coniugali.
In realtà, Shakespeare non ha una considerazione molto positiva della natura femminile: egli sottolinea soprattutto la civetteria e la superficialità della donna, attratta dal lusso e dall’apparenza esteriore. Per esempio, dice che il solo fatto che la donna ami truccarsi è un segno delle sue false intenzioni nei confronti dell’uomo. Il contrasto tra Caterina, donna diretta, ma sincera, e Bianca, fanciulla educata, ma prepotente alla fine, mette in guardia il pubblico sulle false apparenze ed insegna che non sempre la sposa che si piega remissiva ai doveri è capace di amare veramente.
Bisogna però ricordare che il padre mercante Battista è pronto a disporre delle figlie come merce, dandole al migliore offerente; si può quindi pensare che, in questo caso, Shakespeare si ponga dalla parte delle fanciulle che tentano di opporsi.
Non c’è dubbio che il punto di vista presentato nella commedia è quello maschile e storicamente elisabettiano, che gode dell’oppressione cui è sottoposta la bisbetica. Spesso Petruccio deride Caterina per conquistarla, usando anche dei termini un po’ scurrili. Egli in realtà è un uomo di origini nobili, il quale però si finge un po’ maleducato ed impertinente. Lo stesso Lucenzio, travestito da Cambio (il tutore), dando lezioni di letteratura a Bianca, maltratta e deride il suonatore di violoncello, il quale, incaricato di istruire la ragazza alla musica, era desideroso di entrare nella stanza (dove vi erano Tranio e Bianca). I travestimenti e lo scambio dei ruoli danno vita a situazioni ironiche e a malintesi che divertono il pubblico e rompono la drammaticità di alcune scene. La stessa Caterina appare comica quando sputa sentenze e si infuria come un serpente velenoso, mentre, in casa di Petruccio, essa risveglia la nostra compassione. Come in tutto il teatro elisabettiano, le commedie di Shakespeare, volte al divertimento del pubblico, non mancano di offrire momenti di profonda riflessione e spunti educativi.
Le commedie di Shakespeare sono caratterizzate da un lieto fine e da un’atmosfera gioiosa, piuttosto razionale e solo apparentemente ottimistica. I problemi e le discordanze della storia si risolvono sempre in un lieto fine dove però non mancano i toni malinconici ed un senso pessimistico sulla natura precaria della felicità umana. Shakespeare non ama giocare con gli equivoci, i travestimenti e le sorprese e ci mostra un’umanità affaccendata, che ha poco della riservatezza inglese, la borghesia elisabettiana che esprime l’avidità e la volontà di potere, o una nobiltà fastosa, capricciosa. L’amore è abilmente dipinto nelle commedie, a volte preso in giro, perché sinonimo di superficialità ed ipocrisia. Il grande drammaturgo non mostra le cose come egli crede che siano, ma mostra uomini ciascuno dei quali vede le cose a suo modo. L’introduzione crea un passaggio dalla realtà al sogno, per poi introdurci nell’azione comico-farsesca della storia. L’azione dura cinque giorni e si basa su scene di contrasto e contrapposizione di personaggi. È proprio da queste opposizioni, di carattere, di tono o di situazione, che nasce l’originalità e la vivacità di questa commedia, benché fra le più semplici e lineari di Shakespeare. Se il tono ironico domina la commedia, non dobbiamo dimenticare che è proprio il momento finale che riporta la concentrazione e fa da contrappunto patetico: frustrata prima, quando era bisbetica, e dopo, quand’è domata, Caterina paga il prezzo di un’educazione e di una rigidità sociale ingiuste.
TSA

 

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