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01-02-2017

ROMEO E GIULIETTA IN SCENA A FANO

Va in scena al  Teatro della Fortuna di Fano   Romeo e Giulietta di William Shakespeare con Lucia Lavia, Antonio Folletto e Alessandro Preziosi diretti da Andrea Baracco.

Lo spettacolo, che vede inoltre  in scena Gabriele Portoghese, Elisa Di Eusanio, Giacomo Vezzani, Mauro Conte, Laurence Mazzoni, Dario Iubatti, Woody Neri, Roberta Zanardo, Daniele Paoloni e Alessia Pellegrino, è prodotto dal  TSA Teatro Stabile d'Abruzzo e KHORA.teatro  sarà in scena venerdì 3, sabato 4 e domenica 5 febbraio nell'ambito di FANOTEATRO, stagione della Fondazione Teatro della Fortuna realizzata in collaborazione con AMAT e con il contributo del Comune di Fano, della Regione Marche e del MiBACT.

«In Romeo e Giulietta -spiega Andrea Baracco- c'è una sorta di ossessione del tempo. La vicenda, infatti, si svolge in appena quattro giorni e a questa velocità non c'è spazio per alcuna correzione, non si inciampa, si cade, ci si rompe il collo, le ossa e si perde la vita. Giulietta passa in quattro giorni da bambina a donna matura, Romeo da ragazzo imbevuto di amor cortese a vendicatore, Mercuzio da vitalistico funambolo del linguaggio a cadavere. Cosa spinge Shakespeare ad accelerare così vorticosamente il tempo dell'azione? "Non c'è tempo" o meglio "il tempo è scaduto" sembrano sussurrarsi di continuo tra loro i personaggi, o almeno tutti quelli che possiedono ancora gambe per correre, gli altri invece, i genitori, il Principe, la Chiesa, rimangono seduti in luoghi ben protetti ad osservare, immobili. Un irriducibile antagonismo sociale avvicina Romeo e Giulietta più ad una tragedia borghese che ad una tragedia della vendetta o simili; i Capuleti e i Montecchi sono ricchi borghesi e Shakespeare pare denunciare soprattutto lo spirito mercantile e pragmatico del borghese, tutto teso a fare sfoggio della propria raggiunta posizione sociale, preoccupato solo del vantaggio economico della sua famiglia. Sia Romeo che Giulietta, più Giulietta che Romeo, mettono ferocemente in discussione quel patto col mondo, quella specie di abitudine ereditaria, di convenzione prolungata che i loro padri, o sarebbe meglio dire che la generazione precedente, ha stipulato e che non sembra aver proprio alcuna voglia di ritrattare.
Romeo e Giulietta è anche la tragedia di Mercuzio, essere ambiguo e pornografico, né maschio né femmina, che più di ogni altro sente l'innata inadeguatezza e allora folle, rincorre versi e costruisce mondi, finché pazzo di gelosia si lancia come Aiace su una lama ben affilata. Shakespeare elimina troppo presto Mercuzio, perché egli è un intruso, perché egli è un essere monologante, perché con lui tra i piedi non è possibile nessuna tragedia. Perché è lui ad essere la tragedia.»


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