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05-12-2006

ANTIGONE di BRECHT A L'AQUILA

Stagione Teatrale Aquilana 2006/2007
TEATRO COMUNALE DI L'AQUILA
Giovedì 7 dicembre ore 21,00 turno A
Venerdì 8 dicembre ore 21,00 turno B
Sabato 9 dicembre ore 16,30 turno C
Domenica 10 dicembre ore 16,30 turno D

TEATRO STABILE d’ABRUZZO
ANTIGONE di Sofocle
di Bertolt Brecht
drammaturgia e regia Claudio Di Scanno
con Susanna Costaglione, Marco Spiga, Claudio Marchione, Roberta Caronia, Armando De Ceccon, Marco Lorenzi, Valentina Rosaroni, Antonia Renzella, Antonella Ciaccia, Marco Di Blasio
musiche originali Sergio Rendine
allestimento scenografico e decorazione Franco Troiani
costumi e accessori di scena Nadia Di Bernardo
disegno luci Corrado Rea

Dopo il successo della tappa spagnola “Antigone” di Bertolt Brecht, nuova produzione del Teatro Stabile d’Abruzzo, arriva nel Teatro Comunale di L’Aquila.
Il testo, allestito da Claudio Di Scanno, è stato applaudito a Madrid da una sala gremita all’inverosimile per la chiusura del Festival Internazionale Madrid Sur ed ha fatto parlare di un inno “forte, contemporaneo e poetico” alla pace ed alla voglia di futuro.
Quattro le recite aquilane: giovedì 7 dicembre alle ore 21,00, venerdì 8 dicembre alle ore 21,00, sabato 9 dicembre alle ore 16,30 e domenica 10 dicembre alle ore 16,30; inoltre gli spettacoli sono stati preceduti da una anteprima dedicata al mondo della scuola che ha visto coinvolti da un tema tanto forte Istituti di Scuola Media Superiore provenienti da tutta la regione.
In scena Susanna Costaglione in una Antigone dolorosa e decisa; Marco Spiga che interpreta il Sarto di Tebe che si strugge cucendo le divise di una generazione mandata a morire; Claudio Marchione un intenso, crudele e spietato Creonte; Roberta Caronia nel ruolo di Ismene, sorella di Antigone, timorosa e affranta; Armando De Ceccon nei panni di Tiresia, l’indovino cieco dal lungimirante sguardo; Marco Lorenzi, Emone, figlio di Creonte, che si dà la morte sul cadavere di Antigone; Valentina Rosaroni, Antonia Renzella ed Antonella Ciaccia giovani di Tebe mandati a morire dalla follia del tiranno in terra straniera ed il musicista Marco Di Blasio, commento accorato di una così triste vicenda.
La riscrittura di Brecht del mito sofocleo risale agli ultimi mesi del 1947, il riferimento immediato è alla tirannia nazista ed al suo tracollo, siamo all’indomani di una seconda guerra mondiale che ha ridotto in pezzi l’Europa e le sue giovani generazioni. Ancora oggi il mito dell’eroina ribelle ci insegna il valore della coscienza e Claudio Di Scanno ha saputo utilizzare le parole più classiche per parlare della voglia di futuro, della necessità di ristabilire un ordine che preservi l’incolumità dei giovani dalla barbarie di ogni guerra.
Lo spettacolo è stato invitato, per la prossima stagione, in due prestigiosi festival in Marocco ed in Francia.


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