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Le produzioni del Teatro Stabile d'Abruzzo 2017

PER CIO' CHE E' STATO

una nuova produzione del Teatro Stabile d'Abruzzo
PER CIO' CHE E' STATO
costumi Viviana Vieli
disegno luci Michele Innocenzi
musiche Daniele Ciancone
regia e drammaturgia Mauro Santopietro
con Antonello Fassari, Alessia Giangiuliani, Antonio Tintis, Mauro Santopietro

"Credo fermamente in un teatro civile, fondamentale oggi per recuperare un rapporto logoro con chi è protagonista quanto gli attori sulla scena: il pubblico. Sono convinto si debba tornare a raccontare delle storie "popolari" alle quali il pubblico possa partecipare in maniera attiva, cercando un vero e proprio dialogo capace di moltiplicare le narrazioni per similitudini e confronto. Tornare ad un teatro popolare,
nell'accezione migliore del termine, è dunque il mio obiettivo. Renderlo il più possibile raffinato nelle strutture drammaturgiche e registiche è la sfida nella quale mi sono lanciato lavorando a questo progetto. Se poi fosse vero l'assioma per cui "Tu sei il tuo lavoro" questo potrebbe aprire oggi le porte ad una discussione civile e popolare. Ho quindi immaginato un imprenditore, un uomo, un territorio, prendendo spunto dalle tantissime storie di cronaca che vedono protagonisti imprenditori in rovina per colpa di una cattiva politica o di situazioni compromesse da cavilli e comportamenti scorretti di esseri umani o di strutture pubbliche e private. Sono storie radicate nel nostro contemporaneo ma che noi, oggi, non vogliamo affrontare. Ho poi cercato di aprire le maglie di una vicenda per svelare la commedia umana di cui ogni uomo è succube. Ecco che allora la sala conferenze di un'azienda sull'orlo del fallimento si fa teatro di paure e desideri per un imprenditore tradito dallo Stato ma determinato a mantenere salda la sua posizione conquistata con sacrifici e coraggio. Qualità che portano Fausto, il protagonista di questa storia, a non essere presente nei confronti della famiglia, togliendo spazio al suo ruolo di padre pur di farsi carico di un'intera azienda. Antagonista della vicenda non è quindi solo lo Stato, ma l'essere umano che si nasconde dietro ogni nostra maschera sociale. Una tragedia moderna che vede nell'uomo il suo nemico più grande, e nello Stato l'aguzzino capace di distruggere un'intera famiglia. Attorno al protagonista ruotano figure altrettanto fondamentali: un banchiere, Paolo, capace di misurare le sue mosse, destreggiandosi male tra interessi economici e privati; una figlia, Elena, che si rende carnefice perché vittima di quelle stesse leggi statali che tengono il padre sull'orlo del fallimento economico; un figlio, Mattia, complice col padre di un pericoloso compromesso ai danni dei dipendenti dell'azienda, ma che come il padre riesce a mantenere salda l'economia di un'intera regione. Tutti archetipi di una struttura sociale riconoscibile agli occhi di un pubblico contemporaneo, che ha ancora memoria della vicenda tutta
italiana dell'Ilva o dei tanti articoli di giornale su imprenditori morti a causa di un fallimento; ma che prende anche spunto da elementi di classicità, cavalcando una drammaturgia che pian piano trasforma il linguaggio da quotidiano a poetico. Come la scena, simbolica, ma capace di raccontare questo passaggio dal quotidiano all'ancestrale, tutto si fa drammaturgia, scrittura visiva, sonora. L'Italia è un Paese dove le difficoltà non vengono risolte, ma si consumano, lacerando le vite di coloro che si frappongono tra i problemi e la loro soluzione. Ecco la denuncia che vorremmo gridare al pubblico, tanto da renderlo partecipe attivamente, coinvolgendolo in qualità di cittadino e spettatore di una vicenda che non può essergli estranea. Non ci sarà morale, perché la vita non ne ha. Nessuna giustizia, perché non riesco a vedere giustizia nella nostra società. Ma desiderio e feroce speranza di ribaltare questo status quo. Un ringraziamento particolare va ad Alessandro D'Alatri perché é stato lo "stimolatore" che ha permesso a questo testo di prendere vita".

Mauro Santopietro

 

 
 

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