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IL LIBRO DELLA FAMIGLIA

IL LIBRO DELLA FAMIGLIA
Ascesa e caduta del Principe
di Alberto Bellocchio
regia di Federico Fiorenza
con Mariangela d’Abbraccio, Marco Spiga, Marco Andriolo, Mira Andriolo, Milo Vallone, Serena Mattace Raso, Riccardo Ricci, Alessia Giangiuliani, Daniele Milani

musiche dal vivo di Giò Di Tonno, Nejat Isik Belen, Simona Molinari

Nota di regia di Federico Fiorenza

Un incontro fugace il primo con Alberto Bellocchio, a Milano nella sede del Piccolo Teatro, dove ci siamo scambiati poche parole e ho avuto in dono il suo libro. Poi ancora Milano, il viaggio insieme a L’Aquila, giorni di conoscenza, attivi, memorie comuni, le famiglie, emozioni che il poeta/narratore ti trasmette con la sua leggerezza d’animo, con la sua sottile delicata fisicità che mi sembra coprire un nerbo d’acciaio.
Diventa più vivo il progetto teatrale, non lettura, qualcosa in più dal Libro della Famiglia che ritrae un destino cristallizzato nel seno dell’italianissimo modello d’intimità familiare.
Dalle campagne dell’800 agli studi, alle professioni, all’ emblematica famiglia che si inserisce nel pensiero del concettuale cannocchiale rovesciato di Pirandello, di Pavese de La luna e i falò, La famiglia di Scola, Novecento di Bertolucci, il tedesco Heimat.
Dall’armonia della convivenza fra fede e terra, fra lo spirito e il lavoro, il mondo della tradizione orale all’avvento del materialismo, le leggi di mercato, le industrie, l’ economia internazionale, le rivolte sociali, le guerre, gli studi, il mestiere e di conseguenza la ricerca spirituale, intellettuale, artistica e letteraria, l’impegno e la solitudine del fare.
Il profumo del borotalco si alterna ai fiori dei morti, i costruttori tenaci e decisi ai dubbi dei figli, le donne resistono ai mutamenti, più consapevoli e reattive al dolore, conscie dell’esilio nella grande città, dove la percezione sensoriale alterata, causata dalla velocità urbana, le mastodontiche infrastrutture, la moltitudine di spazi e di destini fa crescere a dismisura la sensibilità e la consapevolezza di sé.
Attraverso gli occhi, le gesta e le parole di Antonio, di Barbara, di Bruno e di Dora viviamo nel libro d’istruzioni della memoria.
Attraverso il divenire delle generazioni della Famiglia, ri-viviamo le nostre famiglie, disseppelliamo i nostri cari, con una struggente nostalgia per tutte le famiglie della memoria di tutti, per i dolori e le allegrezze, per le vite spezzate e per le ingiustizie del mondo.
Ogni Bellocchio, come chiunque di noi, è come all’interno di un abitacolo, una navetta che chiude fuori il resto del mondo mentre si scorre lungo il filo del tempo.
E da questo modernissimo punto di vista, dall’interno dell’abitacolo della propria privata identità, si osserva la contemporaneità delle epoche passate, che sono vive, tutte insieme e al contempo, in chi ricorda.
E come se ciascuno di noi, essere unico ed irripetibile, potesse stare a bordo campo a osservare una partita eterna nella quale egli stesso gioca, seppure per un momento, insieme a generazioni passate, insieme a se stesso da bambino, da giovane, da adulto. Tutta la Storia passata vissuta nella tua stessa giornata. Così il Libro della Famiglia appende tutte le sue pagine davanti ad Alberto come fossero un ritratto capace di evocare tutte le epoche della famiglia Bellocchio al tempo stesso. I figli sono il sunto di tutti i loro antenati e tramite lui vivono.
E nella dimensione che Alberto ci propone, rivediamo e scopriamo la nostra identità, l’enorme e sempre crescente accumulo di vita propria e di chi ci ha preceduto.
Più è difficile riconoscersi, tanto più è forte l’urgenza di ritrovarsi, nei propri affetti, riflesso in un ritratto…. o nel libro della famiglia.

Il direttore del TSA
Federico Fiorenza

La locandina

Dove e quando

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