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GIUOCO DELLA PANDEMIA

Se Brecht avesse scritto un dramma sulla peste, avrebbe ricercato le cause sociali, politiche, storiche del contagio visto come emanazione del mondo capitalistico. Io cerco di mostrare un mondo nel quale il contagio del male è al tempo stesso il contagio assurdo della colpevolezza, e nel quale tutti accusano tutti di essere la cagione dell’epidemia adducendo le ragioni più fantasiose e insensate. Eugéne Ionesco
“Il gioco dell’epidemia” di Eugéne Ionesco, rappresenta in scena dell’improvviso insorgere di una pestilenza scoppiata senza alcuna ragione in una città: la gente muore inspiegabilmente, la vita e la morte si intrecciano senza senso alcuno.
Ionesco affronta il tema in modo visionario e, come in ogni valida opera di poesia, ci parla della realtà come e più chiaramente della realtà ata e in un’epoca altrettanto indefinita, ma potremmo essere ai giorni nostri, un bel giorno, così, all’improvviso, senza che ce ne sia stata la minima avvisaglia, le persone muoiono come mosche, ‘a casaccio’.
Come si comporteranno i nostri simili di fronte a un fenomeno che supera
l’immaginazione?
Muoiono tutti indistintamente, il macellaio come il Papa o il Re. Una danza macabra che cancella valori, ideali, che fa comprendere la vacuità dell’esistenza.
E’ il teatro dell’Assurdo, è il riflesso della natura miserevole.

La locandina

GIUOCO DELLA PANDEMIA

di Giuseppe Dipasquale

liberamente ispirato

a Jeux de massacre di Eugene Ionesco

con Ninni Bruschetta e Federica De Benedittis

Dove e quando